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황성옛터 [On Ruins of Royal Court]

Nam In-su / 남인수
Lingua: Coreano


Nam In-su / 남인수

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Nam In-su canta la canzone nel 1959
Nam In-su singing the song in 1959


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Hwangseong yesteo
[1928]
Music / Musica / Musique / Sävel: Jun Su-rin (전수린 全壽麟)
Lyrics / Testo / Paroles / Sanat: Wang Pyong (왕평 王平)
Singer / Canta / Chante / Laulaa: Nam In-su (남인수) [1959]

The ruins of Whang-Sung castle.<br />
Le rovine del castello di Hwangseong.
The ruins of Whang-Sung castle.
Le rovine del castello di Hwangseong.

“This music was composed in 1928 while the authors toured Man-wol-dae (만월대 滿月臺), the ruins of a Koryo palace (Koryo is the old Kingdom of Korea, from which the name “Korea” itself is derived). It became a hit overnight and spread throughout the Korean peninsula like a prairie fire. The Japanese attempted, in vain, to suppress the song. The site (shown below) is located by the Songak mountains that embrace today's Kaesung. The title means more exactly: “The Ruins of Whang Sung Fortress”.

Il commento introduttivo sopra proviene da una pagina non più disponibile, ed attualmente irrintracciabile. Per forza di cose: questa pagina ha diciannove anni, ed appunto da diciannove anni era stata lasciata a se stessa, con la piccola notizia introduttiva e tutta la sua bella cascata di incomprensibili caratteri hangŭl. Così funzionava nel lontano 2006: bisognava fare con ciò che era disponibile all’epoca. Ora che i mezzi e i documenti sono infinitamente maggiori, siamo finalmente in grado di risistemare e, per così dire, “decifrare” questa pagina àvita e misteriosa come le rovine dell’antico castello di cui parla.

Creata nel 1928 (ma, secondo altre -scarse- fonti, nel 1932), la canzone fu scritta da un celebre paroliere ed attore coreano dell’epoca, Wang Pyong, mentre la musica fu composta dalla musicista e violinista Jun Su-rin. I due avevano visitato le rovine di una reggia fortificata risalente all’epoca della Dinastia Goryeo (o Koryŏ; da qui deriva il nome “Corea”), vale dire a circa il X / XI secolo (la dinastia, che unificò i “Tre Regni Posteriori” nel 936, governò la maggior parte della penisola coreana fino al 1392). Goryeo (da Goguryeo, 고구려, 高句麗) significa: “Alte montagne e acque impetuose”.

La Reggia, o Castello Reale in questione, si chiama Hwangseong in coreano (Whang Sung se si traslittera dai caratteri Hanja sino-coreani) e si trova sui Monti Songak che circondano l’attuale città di Kaesŏng. Vale a dire che, pungesse a qualcuno vaghezza di visitarle, attualmente sarebbe leggermente difficile perché si trovano nell’attuale Corea del Nord. Kaesŏng (348.000 abitanti) è la seconda città della Repubblica Democratica Popolare della Corea del Nord e, sebbene goda di una specie di “statuto speciale”, è attualmente chiusa ad ogni ingresso esterno. E’ la città più meridionale della Corea del Nord, e si trova a breve distanza dal famoso 38° parallelo e dalla scintillante Seoul, la capitale della Corea del Sud. Insomma, come dire: la penisola coreana ne ha viste parecchie, e continua a vederle, nella sua lunga storia.

La musicista e violinista Jun Su-rin era originaria proprio di Kaesŏng. Siamo nel 1928, o 1932 che dir si voglia; conta relativamente dal punto di vista del periodo, perché è quello della durissima e spietata occupazione giapponese della penisola (meglio sarebbe dire: dominio assoluto). Durante la sua visita, Jun Su-rin si svientì instillata di tristezza e rabbia pensando alla passata gloria dell’antico regno, che era stato letteralmente spazzato via dalla Storia lasciando soltanto rovine; con le parole di Wang Pyong, ne nacque questa canzone, che assurse immediatamente a simbolo di resistenza contro gli occupanti giapponesi che tenevano la Corea sotto un'autentica schiavitù.

Nam In-su (Nam In-Soo), 1918-1962
Nam In-su (Nam In-Soo), 1918-1962
Jun Su-rin e Wang Pyong dovrebbero quindi essere considerati i veri autori della canzone, che originariamente era cantata da una voce femminile. La sua popolarità aumentò però ancora nel 1959, quando fu interpretata (anche in TV) dal cantante sudcoreano Nam In-su (o Nam In-soo, o Nam Insoo; le traslitterazioni dal coreano sono sempre state piuttosto “variopinte”); per questo motivo questa pagina è stata a suo tempo a lui intitolata, in un periodo del Sito in cui era necessario servirsi di informazioni non del tutto esatte. Per “fedeltà” manteniamo comunque questa intitolazione. Nam In-su era nato a Jinju, nella regione del Gyeongsangnam, nel 1918; esordì a soli 18 anni, nel 1936, alternando nella sua carriera canzoni sentimentali a canzoni patriottiche e anticomuniste. Carriera che fu breve, ma assai intensa: morì a soli 44 anni a Seoul, nel 1962, ma fece in tempo a scrivere e cantare oltre 1000 canzoni. Fu chiamato in Corea del Sud l’ “Imperatore della musica popolare”.

Nel 2008, il nome di Nam In-su fu protagonista di una controversia del resto assai frequente: il Pro-Japanese Biographical Dictionary, pubblicato dal Research Institute of Korean Studies, lo incluse come artista collaborazionista filogiapponese per aver cantato diverse canzoni favorevoli all’occupante durante il periodo prima della fine della II guerra mondiale. Resta da stabilire se a questo l’artista sia stato costretto (come nel caso di parecchi altri artisti), oppure se lo abbia fatto di spontanea volontà. La questione del collaborazionismo, in ogni epoca e ogni paese, è sempre assai spinosa e, sovente, inestricabile. Non è però troppo azzardato ipotizzare che Nam In-su abbia cantato proprio questa canzone nazionalista e resistenziale un po’ per “rifarsi una verginità”. Del resto, pare che fosse tra le favorite del presidente-dittatore sudcoreano, il generale Park Chung-hee (1918-1979), uno che di collaborazionismo e delazione se ne intendeva bene (dopo aver servito fedelmente nell’esercito nipponico, durante la guerra di Corea fu espulso dall’esercito sudcoreano per simpatie comuniste per poi consegnare agli americani tutti i suoi Compagni. Riciclatosi ferreo anticomunista, prese il potere nel 1961 con un colpo di stato e lo mantenne fino alla morte, nel 1979).

La storia di una canzone va sempre oltre le sue origini. Ma alle origini occorre rifarsi comunque. Magari dopo diciannove anni dopo che era stata inserita, come dire, un po’ “a naso”. Ma penso comunque che il suo posto qua dentro non sia usurpato, dato che ci riporta ad un periodo e ad un paese di cui, in realtà, dalle nostre parti si sa ben poco. Il bello è che, per la sua natura, la canzone è assai popolare anche in Corea del Nord, persino nella versione cantata dall’anticomunista e possibile collaborazionista sudcoreano Nam In-su. Cose da 38° parallelo. [RV 10-3-2024]
황성 옛터에 밤이되니 월색만 고요해
폐허에 서린 회포를 말하여 주노라
아 외로운 저 나그네 홀로 이밤 못이뤄
구슬픈 벌레소리에 말없이 눈물져요

성은 허물어져 빈터인데 방초만 푸르러
세상이 허무한 것을 말하여 주노라
아 가엾다 이내 몸은 그무엇 찾으려
끝없는 꿈의 거리를 헤메어 있노라

나는 가리로다 끝이 없이 이발길 닿는 곳
산을 넘고 물을 건너서 정처가 없이도
아 한없는 이처지를 가슴속 깊이 안고
이몸은 흘러서 가노니 옛터야 잘있거라

inviata da Riccardo Venturi - 9/8/2006 - 23:18




Lingua: Inglese

English translation / Traduzione inglese / Traduction anglaise / Englanninkielinen käännös:
Myung Ho-lee (August 21, 2016)
On Ruins of Royal Castle

As night falls on ruins of royal court, serenely splash moon-rays,
Which tells but age-old stories hidden behind the old place.
Ah, in lone wanderer's heart strained by sleeplessness,
Tears overflow in silence on worms’ lugubrious cries.

For the court has been dilapidated and empty
But wild fragrant plants revealing life’s vanity,
Ah, what a pity!, what have I been searching,
On an endless street in dream wandering.

Wherever the road leads, I shall move on without destination
Spite of no place to stay in, crossing waters and climbing hills over.
Ah, with this sorrow deep in chest as I wither with exhaustion
Antique Royal Palace, farewell my dear.

inviata da Riccardo Venturi - 10/3/2025 - 10:11




Lingua: Italiano

Versione italiana / Italian version / Version italienne / Italiankielinen versio:
Riccardo Venturi, 10-3-2025 12:38

Diciannove anni ci son voluti per risistemare questa pagina e per “decifrarne” il contenuto, e diciannove anni dopo ecco anche una “versione” italiana. Naturalmente, non conosco nemmeno mezza parola di coreano a parte “Gangnam Style”, e quindi la presente versione è condotta, per di più liberamente, sulla traduzione inglese di Myung Ho-lee. La “contemplazione delle rovine” a vari fini (spesso la contrapposizione tra un passato glorioso e un presente di miseria e sventura), è un τόπος poetico e letterario antichissimo: si pensi, solo per fare un esempio, al poema anglosassone sulle rovine di Bath. E’ una tematica che si pensa generalmente associata al Romanticismo europeo, ma appartiene ad ogni cultura del mondo. [RV]
Le Rovine di Whang Sung

Cade la notte sulle rovine della Reggia,
Serenamente guizzan giù i raggi lunari
Che solo raccontan le storie secolari
Che a quell’àvito luogo stanno dietro;

E nel cuore del viandante solitario
Gravato dall’insonnia e dal vegliare,
Le lacrime si mettono a sgorgare
Mentre, lugubri, stridono vermi.

Perché la Corte ora è vuota e sconciata,
E solo qualche pianta selvatica e odorosa
Rivela quanto la vita sia una vana cosa;
Quale sventura! Che andavo allor cercando

Su questa strada, vagando tra i miei sogni
E percorrendo una strada infinita?
Ovunque meni, vagherò per la vita
Senza una destinazione ben definita;

Senza un posto dove fermarmi, traversando
Acque e correnti, varcando alte montagne
Con gran pena nel petto, per campagne
Avvizzendo. Addio, antica Reggia! Addio.

10/3/2025 - 12:39




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